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"Vicenza Ulss" Periodico Aziendale - Dicembre 2008

 

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Redazione di Vicenza ULSS:

U.O. Relazioni Esterne e Rapporti con la Stampa

Azienda U.L.SS. n. 6 "Vicenza"  - Ospedale "S. Bortolo"

Viale F. Rodolfi, 37- 36100 Vicenza

Responsabile:  Dott.ssa Antonia Basso

Tel. 0444 75 3165 75 7348 - Fax 0444 75 7347

E-mail:comunicazione@ulssvicenza.it

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Descrizione

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È un tempo questo in cui la parola Crisi è di sicuro la più gettonata. In quasi tutti i settori: finanziario, produttivo, valoriale ... . Tutti i mezzi  di informazione  non fanno che parlare di recessione, disoccupazione, cassa integrazione, riduzione del PIL, sciorinando dati su dati a tutte le ore del giorno. Sembra proprio che questa sia una crisi strutturale e soprattutto globale. La più grave,  dopo quella del `29  da sempre citata come esempio di drammaticità assoluta. Che fare allora? Come affrontare questi mesi, qualcuno parla di anni, cercando di superarli nel modo migliore possibile e nel contempo imparare comunque qualcosa? Sono convinta che questa congiuntura, altro termine spesso ricorrente, ci possa dare una mano a  scoprire  valori che sembrano perduti o piuttosto  dimenticati. Ad esempio la sobrietà. In un mondo in cui i modelli vincenti propongono consumismo, esagerazione, eccesso, sregolatezza,  è perlomeno  innovativo riscoprire  sobrietà,  misura, moderazione. Ma ciò che è davvero importante  è il riuscire a liberarsi dagli eccessi  senza  rimpianto,  con la consapevolezza che proprio in questo si trova  il segreto dello stare bene. La storia italiana dal dopoguerra ad oggi  ha visto un crescendo esponenziale di consumi, soprattutto  consumi di  prodotti voluttuari. Generi  che la pubblicità, maestra nel vendere suggestioni, ha saputo trasformare in bisogni, ma che non sempre lo sono. E noi ci siamo lasciati avvolgere spesso acriticamente da questa spirale  che un pò  alla volta  sta stritolando  le nostre finanze e soprattutto la qualità della nostra vita. Quasi senza accorgerci ci siamo staccati dal nostro vero sentire. Sempre più raramente, ad esempio, davanti all'impulso di  voler possedere  qualche cosa  ci soffermiamo a chiederci se quello è un bisogno vero per noi, qualcosa che contribuisce a farci star bene non solo per qualche ora dopo l'acquisto o il consumo. Pensiamo anche a stimoli  fondamentali  di cui la natura ci ha dotato  quali la fame e la sazietà che, se ascoltati, rappresentano la via maestra per rimanere in salute. Ebbene in un contesto  come il nostro, in cui l'offerta alimentare è vastissima e sostenuta da campagne pubblicitarie miliardarie,  questi stimoli sono coperti  e non più percepiti. Non si  mangia  per vivere, ma si deve  vivere per mangiare! Per consumare. Certamente il consumismo può essere  favorito anche dalla disponibilità economica, ma io credo sia soprattutto una conseguenza del contesto culturale  che permea la nostra società, anche indipendentemente dalle disponibilità di denaro. Una società che si è via via allontanata dall'essenza e si è invece ricoperta di superfluo. A cominciare dal ripudio delle sue origini contadine  con cui  ha   perduto  quel rapporto  quotidiano con la terra e le stagioni che insegnava la frugalità e, insieme alla fatica e all'attesa, l'immenso valore  e anche la bellezza delle cose semplici ed essenziali.                 

                                               Il Direttore Responsabile                                                     

                                                        Antonia Basso           

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