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ULSS 6 Vicenza

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"Vicenza Ulss" Periodico Aziendale - Marzo 2010

 

Come contattarci

Redazione di Vicenza ULSS:

U.O. Relazioni Esterne e Rapporti con la Stampa

Azienda U.L.SS. n. 6 "Vicenza"  - Ospedale "S. Bortolo"

Viale F. Rodolfi, 37- 36100 Vicenza

Responsabile:  Dott.ssa Antonia Basso

Tel. 0444 75 3165 75 7348 - Fax 0444 75 7347

E-mail:comunicazione@ulssvicenza.it

sabina.mantovani@ulssvicenza.it

Descrizione

Ospedale "Non luogo" ?

Riflettevo in questi giorni sull'importanza per ognuno di noi di sentirsi, anche in una società cosi individualista, collegato, ancorato, in relazione. Mi è accaduto di pensare a questo  particolarmente in alcune occasioni.  In un centro commerciale, in mezzo ai viaggiatori di  una stazione ferroviaria  o di un aeroporto, in attesa di un volo in progressivo ritardo. Tutti luoghi affollatissimi ma, mi è sembrato, di tante solitudini.  Questo perché non vi era nessun contatto reale  tra le persone, ciascuno sembrava muoversi senza percepire, direi quasi senza vedere, la presenza fisica dell'altro. Anche in situazioni di attesa, dove il problema è comune non ci si rivolge più a chi sta condividendo la medesima situazione.   Il collegamento con un altro essere umano avviene invece  con il cellulare o attraverso il  web. Questi mezzi di comunicazione hanno rotto il legame che determinava i comportamenti e gli stili di vita in determinati ambienti. Stanno cambiando progressivamente  il nostro modo  di metterci in relazione, e, per assurdo, mentre ci collegano, ci isolano. Trasformano  gli ambienti che hanno le caratteristiche per essere spazi di relazione in  " non luoghi"  secondo il concetto pensato già negli anni 90 dall'antropologo  francese  Marc Augè .

 Mi accade a volte anche osservando le persone che entrano nel nostro ospedale. Migliaia ogni giorno. Ognuno assorto nei propri pensieri. Ciascuno con il proprio problema da risolvere, più o meno pesante. E  mi chiedo : c'è il rischio che anche l'ospedale sia vissuto come "non luogo", cioè  come spazio in cui ci si  incrocia senza entrare in relazione, dove l'individuo  perde tutte le sue caratteristiche e i ruoli personali per continuare ad esistere solo ed esclusivamente come cliente o fruitore?  È forse per scongiurare questo pericolo che sempre più spesso dobbiamo  ricorrere alla parola "Umanizzazione" ?

Interrogativi che  ci fanno capire come non si possa semplicemente lasciarci trascinare da uno sviluppo molto attento  all'individuo ( soprattutto ai suoi consumi) ma che  si dimentica della persona e dei suoi bisogni di senso e di relazioni vere. Non è il mio modello di società preferito quello in cui l'umanizzazione deve per forza essere essere  "progettata" perché purtroppo non fa  più intrinsecamente parte della relazione fra simili.   In nome di questo progresso abbiamo corso tanto  e abbiamo raggiunto  traguardi ambiziosi, ma stiamo lasciando  per strada qualcosa di fondamentale: l'umanità nelle relazioni con i nostri simili. 

Sarebbe utile fermarci  più spesso a riflettere su questo, qualsiasi sia la nostra professione  o il nostro  ruolo nella società.  Ma specialmente quando, come nel nostro  ambiente di lavoro, incontriamo  sofferenze che cercano  sollievo, sguardi che  interrogano,domande che chiedono ascolto. È vero il mondo va di fretta,  ma a volte non è questione di tempo. Bastano un  saluto,  un sorriso,  una parola gentile  per far  capire alle persone che tu ci sei e sei li per loro.  Dare umanità  per essere umanità. In fondo è questo il bisogno più profondo.  Le  terapie anche le più eccellenti, senza umanità, non ci fanno sentire  completamente  guariti.

                                     Il Direttore Responsabile                                        

                                           Antonia Basso     

         

Centralino: 0444 753111 - via Rodolfi, 37 - 36100 Vicenza - protocollo.centrale.ulssvicenza@pecveneto.it

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